Dopo la sollecitazione fatta al convegno AIE a Milano di utilizzare maggiormente gli strumenti (come il forum), creati appositamente nel nuovo sito come area di dibattito e scambio per gli iscritti all’associazione, ho deciso di scrivere quello che mi sarebbe piaciuto dire al convegno (ovviamente l’avrei fatto in modo decisamente più stringato e balbettante) dopo aver ricevuto il premio Maccacaro.
Volevo innanzitutto ringraziare la segreteria per aver indetto lo scorso anno questa bella iniziativa che quest’anno è stato ulteriormente ampliata con l’assegnazione di tre premi anziché uno solo ed ovviamente per avermi assegnato il premio per la 3° miglior comunicazione. Sono stata particolarmente felice che la presentazione premiata riguardasse lo studio (ARCAGE studio caso-controllo multicentrico europeo) nel quale sono stata coinvolta dal 2002 e che ho potuto seguire in tutte le fasi fino ad oggi. hosting reviews
La settimana successiva alla mia laurea ho partecipato alla prima riunione dello studio a Lione, con grandi difficoltà nel capire tutto quello che veniva detto, sia per il mio inglese scolastico (che nel frattempo non è purtroppo migliorato un gran che), che per la mia quasi totale ignoranza riguardo l’epidemiologia ed in particolare l’epidemiologia genetica. Durante questi 6 anni e mezzo, ho avuto la possibilità di imparare molte cose e di conoscere molti bravi epidemiologi che mi hanno insegnato molto e che soprattutto hanno creduto in me, giovane statistica. Probabilmente è grazie alla partecipazione a questo studio che sono ancora qui, iscritta a questa associazione (dal convegno di Napoli) e coinvolta in diverse altre ricerche epidemiologiche all’Università di Padova. Gli anni sono passati, il mio curriculum è cresciuto come le mie conoscenze, anche se mi sento ancora poco più di una neolaureata con tanta voglia di imparare, di capire e di fare ricerca.
Questo, come penso possiate immaginare, è uno sfogo che vorrei condividere con voi, e soprattutto con i tanti giovani precari iscritti all’associazione. low cost web hosting services
Penso che se dovessi considerare la media di giovani ricercatori od ex-ricercatori (non per loro volontà) precari in Italia, mi dovrei sentire molto fortunata: ho cominciato a lavorare lo stesso mese della laurea (e da allora sono sempre stata pagata), ho avuto la possibilità di fare un dottorato di ricerca, ho trascorso alcuni periodi all’estero, ho al momento un contratto post dottorato biennale. Di che cosa lamentarsi? Ma se accendiamo la televisione, leggiamo i giornali e sentiamo le numerose storie di giovani precari dell’università o di altri enti con curriculum eccezionali costretti ad abbandonare la ricerca (almeno in Italia) a 30- 35 anni dopo sacrifici e con un bagaglio di esperienze assolutamente non rivendibili nel privato, senza parlare di quello che sta succedendo nel piano politico che meriterebbe una lunga discussione, anche senza lamentarci veniamo colti da angoscia, e da un senso di impossibilità fisica.
La ‘nuova’ paura che sta crescendo non è solo quella di continuare ad essere precari, ma che nei prossimi anni non ci sarà nemmeno più questa possibilità. business hosting
Mi piacerebbe continuare a fare ricerca, mi piacerebbe rimanere in Italia, mi piacerebbe a quasi 30 anni avere un lavoro che mi permetta di vivere senza angosce e senza dover attendere con le dita incrociate il mese prima della scadenza del contratto se sono stati assegnati o meno dei fondi di ricerca, mi piacerebbe pensare di avere un bambino (che frase scomoda), e mi piacerebbe soprattutto che ottenere queste cose nella vita fosse un fatto normale.
Penso che non ci sia cosa più bella di avere un lavoro che è anche una passione, l’importante è che non diventi solo un sogno.
Cristina Canova