Presentazione del congresso

15/10/2008 - 13:00
17/10/2008 - 18:00

Nel precedente numero del NotiziAIE sono state sommariamente illustrate le ragioni che hanno portato a scegliere per il 32° con-gresso annuale dell’Associazione Italiana di Epidemiologia il tema dell’Epidemiologia per la Prevenzione. Allora fu ricordata la voca-zione originaria degli epidemiologi italiani al-la prevenzione, intesa soprattutto come protezione dai determinati ambientali di malattia; ma ci si soffermò anche su quanto negli ultimi trent’anni si sia andata progressivamente complicando la definizione stessa di prevenzione e, conseguentemente, il modo di praticarla.
Agli estremi dello spettro di opinioni su cos’è la prevenzione credo si possano mettere due affermazioni contrapposte. La prima: è prevenzione ogni azione che nel continuum salute-morte è finalizzata a eliminare/rallentare la progressione verso uno stadio peggiorativo di salute. La seconda: è prevenzione solo ciò che evita l’esposizione ad un agente causale capace di far cessare lo stato di salute. È questo un modo molto schematico di rappresentare un dominio concettuale ben più articolato ma può servire per rappresentare in modo semplice un dilemma non semplice. Bisogna riconoscere che ciascuna delle due definizioni proposte ha un suo appeal. La seconda ha il merito di delineare in termini netti lo scenario della prevenzione, delegittimandone le aggettivazioni (primaria, secondaria, terziaria, …) e chiarendone gli ambiti operativi (sono di spettanza sanitaria – prevalentemente epidemiologica – l’identificazione, la promozione, il monitoraggio e la valutazione delle azioni di prevenzione ma la  realizzazione di queste è prevalentemente, anche se non e-sclusivamente, dipendente dalle politiche non sanitarie). La prima definizione della prevenzione, invece, ha il merito di ricordare che per la promozione, il recupero e il mantenimento dello stato di salute migliore possibile è necessaria l’unitarietà d’azione non solo tra il dominio sanitario e quello extra-sanitario ma, all’interno del primo, tra medicina clinica e medicina pubblica. Con la prima definizione l’epidemiologia estende il proprio ruolo per la prevenzione anche partecipando al governo clinico, alla valutazione delle tecnologie sanitarie, alla gestione del rischio clinico, etc..
La discussione su questi temi, se non è ferma alle prime, non va comunque oltre le seconde battute. Il prossimo congresso di Milano può essere una buona occasione per chiarire e consolidare il livello di elaborazione raggiunto e per delineare gli sviluppi possibili delle analisi successive.

Tutti coloro che hanno collaborato alla defini-zione del programma si sono adoperati per il raggiungimento di questo obiettivo e li rin-grazio per questo.

Trent’anni fa, a dicembre del 1978, il Parla-mento approvò la legge 833 che istituiva il Servizio sanitario nazionale, sistema universalistico di assistenza e di prevenzione. Sono cambiate molte cose e la 833 ha subito molti interventi di manutenzione, non tutti migliorativi. Rifuggendo da tentazioni nostalgiche, ma fidando piuttosto su una razionalità critica, è tempo per gli epidemiologi di verificare quanto di quella vecchia legge è ancora utilizzabile per dare senso etico e validità scientifica alla nuova prevenzione.
Negli ultimi quattro o cinque anni le politi-che nazionali per la prevenzione, anche se promosse e sostenute da governi diversi, sono state ispirate da un radicale e positivo ripensamento della sanità pubblica. La pre-venzione e la diagnosi precoce dei tumori e delle malattie cardiovascolari e la promozio-ne di stili di vita salutari sono stati al centro di Piani integrati d’azione che hanno visto lo sviluppo di accordi con l’industria alimenta-re, la conduzione di campagne mirate di in-formazione, il coinvolgimento nell’azione di prevenzione di altri dicasteri oltre a quello della salute, l’inclusione nei LEA degli screening oncologici validi. L’epidemiologia in questo processo di modernizzazione è stata riconosciuta come elemento fondante della nuova sanità pubblica. Molte delle re-lazioni e dei poster del prossimo congresso di Milano serviranno ad aggiornarci su quan-to è stato fatto e su quanto è ancora in cor-so. Abbiamo voluto invitare al congresso sia chi dal Ministero della Salute precedente è stato protagonista della progettazione e della realizzazione di quanto sopra ricordato, sia chi gli è succeduto nel nuovo Ministero del Lavoro della Salute e delle Politiche Sociali; sarà interessante e utile per gli epidemiologi italiani avere spunti per capire come evolverà il processo in atto di rinnovamento della sanità pubblica e della prevenzione e quale ruolo essi saranno chiamati a svolgere.


Luigi Bisanti
Presidente AIE

In allegato è presente il volume degli atti del congresso

AllegatoDimensione
ATTI_2008_web.pdf1.73 MB