Il Gruppo di Lavoro di Epidemiologia Ambientale (GEA)

Il contemporaneo avvio, a diversi livelli, di riflessioni sulla collocazione delle attività di epidemiologia ambientale all’interno delle varie realtà regionali, ha promosso uno scambio di opinioni e problematiche fra gli operatori coinvolti. Prodotto di questo confronto è stato la redazione di un documento che è stato distribuito nell’assemblea dei soci in occasione dell’ultimo congresso AIE a Milano, che viene sotto riportato.
Con tale documento si voleva sollevare il problema dell’attuale organizzazione dei servizi di epidemiologia ambientale (e non) che non consente di realizzare le potenzialità sia in ambito di ricerca che di sanità pubblica.
Per allargare il discorso è stato predisposto un blog a cui gli autori invitano a collegarsi per saperne di più e contribuire alla discussione. L’indirizzo del sito è
http://epidemiologiaambientale.blogspot.com/

L’epidemiologia ambientale (e non) nelle ARPA e negli altri Enti a 10 anni dalla nascita delle Agenzie Regionali per l’Ambiente
Nel 1998 andavano a regime le prime ARPA italiane, istituite formalmente 1-2 anni prima, dapprima quelle della Toscana, del Piemonte, dell’Emilia Romagna, del Veneto, per citare le principali, seguite a pochi anni di distanza dalle Marche e da tutte le altre.
Le problematiche poste dal rapporto tra Ambiente e Salute, in particolare sotto l’aspetto epidemiologico, portarono alla costituzione negli stessi anni di servizi epidemiologici ambientali nelle ARPA del Piemonte, dell’Emilia Romagna, delle Marche e di servizi con attività meno specifica sotto l’aspetto epidemiologico in Veneto, Toscana, Friuli e Sicilia. Negli ultimi anni sono infine sorte due strutture epidemiologiche ambientali anche in ARPA Puglia e Basilicata.
Nel corso del III Congresso Nazionale delle Agenzie Ambientali, a Venezia, nel 2000, si tenne una sessione dedicata all’epidemiologia ambientale, storica perché determinò la nascita, l’anno successivo, di un gruppo di coordinamento tra le ARPA in questa materia, il GEA (Gruppo Epidemiologia Ambientale), con sede presso l’ARPA Marche.
L’8 giugno 2001 si tenne il I Convegno di Portonovo (AN) sul tema dell’integrazione ambiente-salute, che nel documento conclusivo promuoveva lo sviluppo di progetti di integrazione ARPA-Sanità a tutti i livelli (nazionale, regionale, locale), la facilitazione di economie di scala e la crescita concreta di competenze in epidemiologia ambientale in termini organizzativi e di risorse.
Agli intenti ed agli auspici di crescita dell’integrazione e alla collaborazione tra ARPA e Sanità sul tema dell’epidemiologia ambientale seguirono, nella maggior pare delle regioni, risultati parziali, e oggi, a 10 anni di distanza, e nonostante un secondo convegno tenutosi sugli stessi temi sempre a Portonovo (10.06.2005) la collocazione di questa attività nelle ARPA si scontra, come peraltro anche negli omologhi servizi nel SSN, con problemi di dotazione di risorse finanziarie e di personale: occhieggia qua e là anzi anche una tendenza ad attribuire ai servizi epidemiologici ambientali delle ARPA come competenza un’attività quasi esclusiva nel campo della valutazione dell’esposizione, che rappresenta in realtà solo una parte dell’attività epidemiologica ambientale.
A questo punto vale la pena fare un bilancio di questa esperienza valutandone pregi e difetti e discutere della sua collocazione, in sinergia con altre strutture analoghe presenti nelle ASL e negli altri enti istituzionali pubblici.
Oggi non vi è una collocazione prevalente dei servizi epidemiologici ambientali in un Ente particolare; si assiste ad una fantasiosa dispersione sotto varie vesti della realtà epidemiologica italiana (universitaria, di ASL, di ARPA, di IZS, di Agenzia per i Servizi Sanitari, di Assessorato, di istituto di ricerca, pubblico e privato), originata dalla storia personale delle persone che nelle varie strutture che vi hanno lavorato, senza che vi sia stata, nel mondo scientifico e politico, una reale riflessione sulla collocazione più idonea, non solo per l’epidemiologia ambientale, ma anche per le altre specializzazioni (occupazionale, oncologica ecc).
È sempre vero che l’epidemiologia la fa chi la sa fare e che non importa dove viene fatta, come disse un illustre collega a Venezia nel 2000?
Noi non siamo sicuri che la collocazioni istituzionale sia un dettaglio di minima importanza.
Esistono collocazioni preferenziali? Quali potrebbero essere?
In alcune regioni si è optato per una soluzione nuova, rappresentata da istituzioni ad hoc, con compiti sia in campo diagnostico preventivo, sia di studio e ricerca, che hanno raccolto varie strutture sparse tra diversi enti. In altri Paesi, come in Catalogna si è seguita una strada analoga e ancora più ambiziosa con l’istituzione di un Istituto di Ricerca, a capitale pubblico e privato, in joint-venture con l’Università e con autonomia scientifica e finanziaria e con grandi capacità di attrazione di professionisti anche dall’estero.
Altri Paesi, nel Nord Europa e oltre l’Atlantico, hanno Enti ed Istituti dedicati a tale funzione o contenitori istituzionale con ancora maggiori ambizioni come l’olandese RIVM (The National Institute for Public Health and the Environment).

Forse anche in Italia potrebbe essere possibile condividere una soluzione comune che abbia le seguenti caratteristiche:

• Essere al servizio sia delle articolazioni del SSN, sia del Sistema Agenziale Ambientale, sia di altre istituzioni (Agenzie Sanitarie Regionali, Regioni, Province)
• Avere autonomia economica e finanziaria
• Possedere autonomia scientifica
• Garantire elevata specializzazione
• Avere spazi adeguati per la ricerca
• con razionalizzazione delle competenze disperse in mille servizi e loro unificazione in un contesto unico regionale in grado di valorizzarne le potenzialità e aumentare la massa critica di competenze possedute

A tale modello si avvicinano oggi, in campi non troppo lontani, gli istituti di ricerca e cura a carattere scientifico (IRCCS).
Riteniamo auspicabile che, sullo stato e sulle evoluzioni istituzionali future dell’epidemiologia ambientale (ma non solo), riprenda una riflessione seria in Italia nell’ambito delle sedi scientifiche (Associazione Italiana di Epidemiologia) e istituzionali (Regioni, Ministero) .
Nel primo caso riteniamo auspicabile l’istituzione di un gruppo di lavoro in ambito AIE, e di uno spazio per il dibattito sul sito dell’Associazione, nel secondo un’azione coordinata in varie regioni e a livello centrale da parte di tutti gli interessati a partire da un dialogo su questo tema con le principali società scientifiche italiane operanti non solo nel campo della prevenzione, ma anche in quello, non troppo lontano, del mondo clinico.

Primi firmatari:
Ennio Cadum (Centro regionale per l’Epidemiologia Ambientale, ARPA Piemonte)
Paolo Lauriola (Struttura Tematica di Epidemiologia Ambientale, ARPA Emilia Romagna)
Mauro Mariottini (Epidemiologia Ambientale, ARPA Marche)
Stefania La Grutta (U.O. Integrazione Salute Ambiente, ARPA Sicilia)
Fabio Filippetti (Osservatorio Epidemiologico Regione Marche)
Paolo Crosignani (Unità di Epidemiologia Ambientale e Registro Tumori, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori, Milano)